Focus on Tomasz Kupisz, la locomotiva polacca

20/07/2019

«Nel calcio devi guardare sempre avanti, solo così puoi centrare i tuoi obiettivi»

Una corsa che parte da lontano, dai polverosi campi di Radom, cittadina adagiata sulle rive del fiume Mleczna, 100 km a sud di Varsavia: 

«Una città particolare Radom, 30-40 anni fa, in pieno comunismo, era uno snodo industriale importante, c’era tanto lavoro; poi tutto è sparito, ma la popolazione era sempre molto numerosa, si è vissuto male. Da qualche anno sta rimettendosi in piedi, si prova a ripartire, va un po' meglio».
 
Lo sguardo di Tomasz Kupisz si posa sulle delicate nuvole che navigano nell’azzurro cielo di Bedollo e il pensiero vola veloce ai primi calci tirati ad un pallone: 

«La mia storia è simile a quella di tanti altri ragazzi; un papà che ti accompagna agli allenamenti nel piccolo club di paese. Mi allenavo con bambini più grandi, non era facile, la differenza era enorme, avevo 10 anni e i miei compagni 13-14, impossibile competere. Sono andato allora a giocare allo Junior Radom e li è andata meglio».

La svolta vera arriva dopo un torneo internazionale giocato a 16 anni, le porte del calcio inglese che sembrano aprire a una carriera in Premier:

«Ho sempre sognato di andare a giocare all’estero; poi in Polonia si guarda tanto il calcio inglese, era normale per un ragazzino sognare i prati britannici, giocare con quei campioni. Quando sono arrivati gli emissari del Wigan, non ci ho pensato e ho accettato subito, mentalmente ero motivatissimo, nessun timore, solo felicità. Mi sono allenato sempre con la prima squadra, sono cresciuto tanto, dentro e fuori dal campo, ho anche esordito in coppa, vivendo quell’esperienza alla grande. Si può pensare che per le mie caratteristiche, di corsa e fisicità, il calcio inglese sia il posto ideale, ma non sempre è così. Basta vedere quanti giocatori spagnoli, tecnici, bravi con la palla, siano oggi presenti in Premier, giocatori che fanno la differenza».

Il Wigan lo libera, non credendo pienamente nelle doti del ragazzo polacco, ma il fato bussa forte alla porta e Tomasz non si fa pregare, risponde con il fare fiero e pieno d’orgoglio di un popolo da sempre abituato alla lotta. Torna a giocare in patria, al Jagiellonia Bialystok:

«Ho avuto una grande opportunità, è stato l’anno più importante di tutti, quello della svolta; ho giocato tutte partite in campionato, le qualificazioni in Europa League e poi ho realizzato il sogno di esordire in Nazionale. Esperienza che mi ha dato tantissimo e forse, per gli errori di un giovane che vuole arrivare lontano il prima possibile, ho raccolto un pò meno di quello che avrei potuto».

La grande annata non passa inosservata e il nome di Kupisz viene accostato al calcio nostrano, con il Chievo che anticipa tutti e lo porta a Verona:

«Quello italiano è uno dei campionati più prestigiosi d’Europa, la chiamata della Serie A un motivo d’orgoglio. Nonostante l’annata difficile per tutta la squadra, ci siamo salvati e qualche ricordo bello rimane indelebile nella mente come l’esordio contro l’Inter battuta 2-1». Poi è la Cadetteria ad adottare il polacco: «A Cittadella mi hanno dato tanta fiducia, poi a Brescia i miei migliori anni in Italia, senza saltare una partita; poi Cesena, Novara, Livorno e Ascoli. Rimpianti? Forse sono le piccole cose a non essere girate nel verso giusto, come dovevano. Ma nel calcio non puoi vivere di rimpianti, di quello che poteva essere e non è stato; nel calcio devi guardare avanti, solo così puoi centrare i tuoi obiettivi».

E il futuro di Tomasz si chiama Bari, il San Nicola, una piazza mossa da passione pura, a tratti istintiva, primordiale. E proprio al laterale di Radom mister Cornacchini chiederà assist e quella capacità di spaccare le partite, con lo strappo, il passo, l’irruenza fisica che sono da subito stati evidenti sin dai primi giorni in Trentino:

«Bari non si rifiuta, in qualsiasi categoria. Se poi c’è un progetto così importante è davvero impossibile. So che ci sono tanti calciatori che solo aspettano una chiamata tanto importante. Io sono davvero felice di essere qui, dal primo giorno ho trovato un gruppo sano, di bravi ragazzi; stiamo facendo un lavoro importante e dobbiamo farlo al massimo perchè sarà fondamentale più avanti. Se sapremo continuare su questo binario sono certo che potremo toglierci grandi soddisfazioni».

 

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